
Giuliana Giovanelli, Ida Callegati, Alessandra Sansavini, Giovanni Tuozzi
Dipartimento di Psicologia, Università di Bologna
Introduzione
Nello studio delle capacità neonatali di discriminazione e preferenza degli stimoli acustici, una risposta comportamentale frequentemente utilizzata è la suzione non nutritiva (SNN), perché è costituita da uno schema ritmico individuale sufficientemente stabile e modificabile in funzione degli stimoli uditi (DeCasper e Sigafoos, 1983). In assenza di altre misure comportamentali, un indice di discriminazione e preferenza è risultato essere anche l’attività motoria (AM) che è organizzata in schemi già dal quinto mese di gravidanza ed è la prima a svilupparsi (Hepper et al., 1993). In ricerche precedenti abbiamo impiegato la SNN e l’AM separatamente di fronte al battito cardiaco materno ed estraneo presentato in due versioni, una strutturata e una ritmica. Si è mostrato che la SNN è un indice di discriminazione tra i due stimoli in entrambe le versioni e di preferenza dello stimolo materno strutturato (Giovanelli et al., 1999). L’AM, d’altra parte, costituisce un indice di discriminazione tra i due stimoli strutturati e di preferenza di quello materno (Giovanelli et al., 1998). Non esistono tuttavia studi che abbiano analizzato l’AM quando è presente la SNN. Questa ricerca intende quindi verificare se l’AM, in presenza della SNN, costituisce un indice di discriminazione tra il battito cardiaco materno ed estraneo.
Metodologia
Soggetti
Sei neonati a termine sono stati esaminati durante il sonno attivo nel terzo giorno di vita.
Stimoli
Gli stimoli erano costituiti dal battito cardiaco della madre (BCM) e di un’estranea (BCE), presentati in due versioni: la prima strutturata (S) (battito cardiaco con componenti ritmiche e timbriche) e la seconda ritmica (R) (battito cardiaco trasformato in un tono puro che ne conservava il ritmo).
Procedura
Sia lo stimolo materno che quello estraneo erano preceduti da un periodo di baseline di silenzio di 60 s, ed erano inviati in cuffia in tempo reale in due versioni successive, la prima strutturata e la seconda ritmica. Ciascuna versione durava 180 s. e la durata totale dell’esperimento era di 14 minuti. È stata videoregistrata l’AM e contemporaneamente rilevata la SNN.
Codifica dell’attività motoria
Per codificare l’AM abbiamo costruito una griglia che comprende le seguenti categorie di movimenti: movimenti della testa, degli arti superiori, delle mani, degli arti inferiori, dei piedi, del viso, del tronco e quelli generalizzati del corpo. Le categorie individuate sono mutualmente esclusive. Per la codifica della SNN e i relativi risultati si veda, Giovanelli et al., 1999.
Risultati
Per l’analisi dell’AM sono stati analizzati per ogni minuto: il numero complessivo di movimenti di fronte a ciascuno stimolo, e il numero di movimenti nelle categorie relative agli arti superiori e mani, agli arti inferiori e piedi e al viso. Non si sono rilevate differenze significative tra la baseline precedente lo stimolo materno e quella precedente lo stimolo estraneo in nessuna categoria di movimenti. Per ciascuna categoria di movimenti sono state inoltre effettuate: l’analisi della varianza a tre fattori within (fonte dello stimolo: materno/estraneo, tipo di stimolo: strutturato/ritmico e andamento temporale: tre periodi di 60 s.) e l’analisi della varianza a due fattori within (fonte dello stimolo: materno/estraneo e andamento temporale: baseline 60 s/ stimolo strutturato primi 60 s). È risultato significativo il fattore andamento temporale nelle seguenti categorie:
a) movimenti totali (ANOVA a due fattori, F= 9,41; gl= 1,5; p= .02): di fronte al battito strutturato, sia materno che estraneo, i movimenti totali aumentano significativamente dalla baseline al primo minuto del test;
b) movimenti degli arti inferiori e dei piedi (ANOVA a due fattori, F= 9,33; gl= 1,5; p= .02): di fronte al battito strutturato, sia materno che estraneo, i movimenti degli arti inferiori e dei piedi aumentano significativamente dalla baseline al primo minuto del test;
c) movimenti del viso (ANOVA a tre fattori, F= 3,93; gl = 2, 10; p= .05): i movimenti del viso hanno lo stesso andamento temporale di iniziale reazione alla novità e successiva abituazione di fronte ai due stimoli.
Discussione
I dati mostrano che l’AM in presenza della SNN costituisce un indice di reattività al battito cardiaco sia materno che estraneo, in quanto i movimenti aumentano significativamente dalla baseline al primo minuto del test di fronte a entrambi gli stimoli, ma non un indice di discriminazione tra i due stimoli né tra la versione strutturata e quella ritmica, come invece è sia la SNN sia l’AM in assenza della SNN. Si può ipotizzare che, quando sono presenti contemporaneamente la SNN e l’AM, la SNN, il cui ritmo è modificabile in funzione degli stimoli ed è probabilmente controllato in parte da meccanismi corticali, assuma un ruolo organizzatore primario rispetto all’AM, più globale e controllata da meccanismi sottocorticali, e che quindi l’AM ne sia influenzata.
Riferimenti bibliografici
DeCasper, A.J. & Sigafoos, A.D. (1983). The intrauterine heartbeat: A potent reinforcer for newborns. Infant Behavior and Development, 6, 19-25.
Giovanelli, G., Callegati, I., Sansavini, A. e Tuozzi, G. (1998). La risposta motoria nel neonato di fronte al battito cardiaco materno ed estraneo. XII Congresso Nazionale di Psicologia dello Sviluppo. Bressanone 5-7 dicembre, pp. 201-204.
Giovanelli, G., Callegati, I., Sansavini, A. e Tuozzi, G. (1999). Risposte comportamentali e fisiologiche neonatali di fronte al battito cardiaco della madre e di un’estranea. Giornale Italiano di Psicologia, 2, 339-357.
Hepper, P. G., Scott, D. e Shahidullah, S. (1993). Newborn and fetal response to maternal voice. Journal of Reproductive and Infant Psychology, 11, 147-173.
Mapelli Daniela, Paolo Cherubini
Università di Padova
Introduzione
Le attuali teorie relative all’attenzione spaziale possono essere distinte in due grandi famiglie (Lauwereyns, 1998):
La nostra ricerca si inserisce nella seconda classe di famiglie teoriche. Un risultato critico a sostegno dell’approccio "object-based" è che gli individui mostrano un costo nell’accuratezza e nel tempo di reazione quando devono confrontare due caratteristiche che appartengono a due differenti oggetti rispetto a quando le stesse caratteristiche appartengono ad un singolo oggetto. (Baylis e Driver, 1993; Duncan, 1984; Kramer e Watson, 1995; Vecera e Farah, 1994; Behrmann, Zemel, Mozer, 1998). Se è ormai accertato che la presenza di due oggetti possa essere considerata un costo, non è invece chiaro se la presenza di un singolo oggetto possa essere considerata un minor costo oppure un beneficio: chiarire questo punto è l’obiettivo della nostra ricerca.
Se la presenza di un oggetto costituisse un beneficio, allora il confronto tra due caratteristiche presentate al di fuori di qualsiasi oggetto dovrebbe richiedere più tempo del confronto delle stesse caratteristiche presentate nello spazio occupato da un oggetto.
Viceversa, se la presenza di un oggetto potesse essere intesa come minor costo, il confronto tra due caratteristiche presentate al di fuori di qualsiasi oggetto dovrebbe richiedere meno tempo rispetto al confronto delle stesse caratteristiche presentate sull’oggetto.
Come terza alternativa, un oggetto potrebbe rivelarsi un beneficio quando il compito è eseguibile mantenendo l’attenzione distribuita sull’intero oggetto, ed un minor costo quando il compito richiede la focalizzazione attentiva sui singoli target.
Metodo
In tutti gli esperimenti eseguiti si utilizza lo stesso metodo: ai soggetti vengono presentate alcune configurazioni sullo schermo di un computer; nella configurazione compaiono due caratteristiche target. Compito del soggetto è confrontare le due caratteristiche e stabilire se esse sono uguali o diverse. Viene registrato il tempo di reazione per le risposte corrette. Le tre configurazioni base utilizzate sono:
Nell’esperimento 1, i target sono due linee composte da tre o quattro tratteggi. Il compito richiede focalizzazione attentiva sui singoli target. I risultati, sottoposti ad ANOVA, confermano che la condizione "1 oggetto" è più veloce della condizione 2 oggetti; la condizione "target isolati" si rivela la più veloce in assoluto. Questo risultato sembra supportare l’ipotesi del "costo minore".
Nell’esperimento 2 cerchiamo una replica dell’esperimento 1 che elimini il possibile confounding legato alla presenza di un processo di conteggio nel confronto tra i due target. I target presentati sono segmenti di colore uguale o diverso. I risultati mostrano lo stesso andamento osservato nell’esperimento 1.
Nell’esperimento 3 i target sono costituiti da protuberanze di forma emirettangolare o emicircolare. Il loro confronto nella condizione "1 oggetto" può essere portato a termine mantenendo l’attenzione distribuita sull’oggetto (con target uguali, l’oggetto è simmetrico; con target diversi, è asimmetrico). I risultati, sottoposti ad ANOVA, evidenziano come, in questo caso, la condizione "1 oggetto" sia la più veloce in assoluto, mentre la condizione "target isolati" e "2 oggetti" non mostrano differenze statisticamente significative.
Conclusioni
La focalizzazione automatica dell’attenzione spaziale sugli oggetti si rivela un beneficio quando il compito può essere portato a termine processando le caratteristiche figurali globali dell’oggetto stesso (esperimento 3). Quando invece l’elaborazione delle caratteristiche globali non consente di eseguire il compito, la presenza di un oggetto si rivela un potenziale costo (pur sempre inferiore al costo legato alla presenza di due oggetti). Tale costo è probabilmente connesso alla necessità di rifocalizzare l’attenzione, già catturata dall’oggetto, sulle sue componenti; o, in altri termini, dalla necessità di "estrarre" percettivamente le componenti dalla configurazione globale dell’oggetto.
Riferimenti bibliografici
Baylis, G.C. & Driver, J. (1993). Visual attention and objects: evidence for hierarchical coding of location. Journal of Experimental Psychology: Human perception and performance, 19, 451-470.
Behrmann, M., Zemel, R.S. & Mozer, M.C. (1998). Object-based attention and occlusion: evidence from normal participants and a computational model. Journal of experimental psychology: human perception and performance, 24, 1-27.
Duncan, J. (1984). Selected attention and the organization of visual information. Journal of experimental psychology: general, 113, 501-517.
Kramer, A.F. & Watson, S.E. (1995). Object-based visual selection and the principle of uniform connectedness. In A.F. Kramer, M.G.H. Coles & G.D. Logan (eds.), Converging operations in the study of visual selected attention. Washington, D.C.: A.P.A. Press.
Lauwereyns, J. (1998). Exogenous / endogenous control of space-based / object-based attention: four types of visual selection?. European journal of cognitive psychology, 10, 41-74.
Vecera, S.P. & Farah, M.J. (1994). Does visual attention select object or locations? Journal of experimental psychology: general, 123, 146-160.
Sandro Rubichi, Roberto Nicoletti°
Istituto di Psicologia, Università di Urbino
°Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione, Università di Padova
Nel compito di compatibilità spaziale l’informazione rilevante è la posizione dello stimolo (destra o sinistra), e la risposta consiste nella pressione di uno fra due pulsanti collocati a destra e a sinistra. Alla comparsa dello stimolo (ad es., a destra), è richiesta una risposta compatibile (pulsante di destra) o incompatibile (pulsante di sinistra). La risposta compatibile genera una prestazione più veloce ed accurata. L’effetto di compatibilità spaziale si verifica anche quando stimoli e risposte sono organizzati verticalmente (Nicoletti e Umiltà, 1984). È stato dimostrato che quando la codifica spaziale è effettuabile contemporaneamente per la dimensione orizzontale e per quella verticale, l’effetto di compatibilità spaziale si verifica solo per la dimensione orizzontale (Nicoletti e Umiltà, 1984; 1985). Di recente, Hommel (1996) ha sostenuto che l’effetto di superiorità della codifica orizzontale è un artefatto dovuto all’utilizzo di effettori codificabili in base alla dimensione orizzontale (mano e piede controlaterale). Utilizzando un singolo effettore, Hommel (1996) ha trovato l’effetto di compatibilità spaziale S-R in entrambe le dimensioni. Tuttavia questi risultati non sono definitivi in quanto il numero di effettori è una variabile importante nella modulazione degli effetti di compatibilità spaziale (Stins e Michaels, 1997).
Allo scopo di valutare la superiorità della codifica orizzontale alla luce delle critiche di Hommel (1996), sono stati condotti tre esperimenti in cui gli effettori erano inequivocabilmente codificabili solo per una dimensione spaziale.
Metodo
Soggetti
I soggetti che hanno preso parte agli esperimenti erano rispettivamente 16 nel primo (8 per l’esperimento 1A e 8 per l’esperimento 1B), 8 nel secondo e 16 nel terzo.
Materiale e procedura
Il display dei tre esperimenti consisteva in uno stimolo visivo che appariva casualmente in una di quattro posizioni collocate in prossimità degli angoli dello schermo del computer. Le risposte erano fornite tramite due pulsanti per gli effettori superiori e due pedali per gli effettori inferiori. Nell’esperimento 1A i soggetti rispondevano con effettori orizzontali (mani o piedi) e le istruzioni descrivevano l’accoppiamento S-R in termini orizzontali, mentre nell’esperimento 1B gli effettori erano verticali (mano e piede ipsilaterale) e l’accoppiamento S-R era in termini verticali. Nell’esperimento 2 gli effettori erano orizzontali e l’accoppiamento S-R descriveva gli stimoli in termini verticali (ad es.: se lo stimolo è in alto premi il pulsante di destra). Nell’esperimento 3 gli effettori erano verticali e le istruzioni descrivevano gli stimoli in termini orizzontali (ad es.: se lo stimolo è a destra premi il pulsante in alto). Di conseguenza ogni accoppiamento S-R poteva essere definito sulla base di entrambi gli effetti di compatibilità per tutti gli esperimenti. La coppia di effettori utilizzati (mani o piedi negli esperimenti 1A e 2; arti di destra o di sinistra negli esperimenti 1B e 3) e l’accoppiamento compatibile o incompatibile sono stati bilanciati entro i soggetti.
Risultati e conclusioni
I tempi di reazione corretti sono stati sottoposti a quattro analisi della varianza con due fattori entro i soggetti: compatibilità orizzontale (compatibili vs. incompatibili) e compatibilità verticale (compatibili vs. incompatibili).
Nell’esperimento 1A è risultato significativo il fattore compatibilità orizzontale (p<.0001, 49 msec.) e nell’esperimento 1B il fattore compatibilità verticale (p<.005, 55 msec.). Nell’esperimento 2 è risultato significativo il fattore compatibilità orizzontale (p<.001, 36 msec.), mentre nell’esperimento 3 sono risultati significativi sia il fattore compatibilità orizzontale (p<.05, 19 msec.), sia il fattore compatibilità verticale (p<.001, 18 msec.).
I risultati dell’esperimento 1 hanno dimostrato che quando gli effettori e l’accoppiamento S-R si basano su una dimensione, l’effetto di compatibilità spaziale si manifesta solo in quella dimensione (orizzontale nell’esperimento 1A e verticale nell’esperimento 1B). Il confronto tra l’esperimento 2 e l’esperimento 3, in cui l’accoppiamento S-R si basa su entrambe le dimensioni spaziali, permette di affermare che ci sia un effetto di superiorità della codifica orizzontale. Infatti, con effettori orizzontali l’effetto di compatibilità spaziale si manifesta solo per la dimensione orizzontale (esperimento 2), mentre con effettori verticali è presente in entrambe le dimensioni (esperimento 3). È possibile che la superiorità della codifica orizzontale abbia luogo in quanto sull’asse orizzontale la codifica è basata su coordinate assolute (asse corporeo) e su coordinate relative (posizione relativa degli stimoli), mentre sull’asse verticale solo su coordinate relative.
Riferimenti bibliografici
Hommel, B. (1996). No prevalence of right-left over top-bottom spatial codes. Perception & Psychophysics, 58, 102-110.
Nicoletti, R., Umiltà, C. (1984). Right-left prevalence in spatial compatibility. Perception & Psychophysics, 35, 333-343.
Nicoletti, R., Umiltà, C. (1985). Responding with hand and foot: The right-left prevalence in spatial compatibility is still present. Perception & Psychophysics, 38, 211-216.
Stins, J.F., Michaels, C.F. (1997). Stimulus-target compatibility for reaching movements. Journal of Experimental Psychology: Human Perception & Performance, 23, 756-767.
